X-MEN

 

 

# 17

Marvel IT Presenta…

 


LA PERSISTENZA DELL’ILLUSIONE’

 

Fabio Furlanetto

Storia

 

rossointoccabile

supervisione Marvel IT

 

Carlo Monni

supervisore capo

 

Mr. T

Presidente

Charles Xavier, alias Professor X

Telepate, fondatore e mentore degli X-Men

Logan, alias Wolverine

Fattore rigenerante, scheletro e artigli di adamantio

Peter Rasputin, alias Colosso

Corpo di acciaio organico

Scott Summers, alias Ciclope

Raggi ottici concussivi

Henry McCoy, alias la Bestia

Intelletto prodigio in un corpo di leone

Jean Grey-Summers, alias Fenice

Telepatia e telecinesi

Emma Frost, alias la Regina Bianca

Telepatia e pelle di diamante

Bobby Drake, alias Uomo Ghiaccio

Controllo temperatura e produzione ghiaccio

 

 

 

 

 

 

***

Contea di Hamilton, New York. Una fredda sera d’inverno, dove anche il quarto di luna è andato a nascondersi dietro ai monti Adirondack per un po’ di riposo.

I fari di due auto della polizia illuminano il ciglio della strada, ed una delle guardie scende con calma lungo il piccolo cratere. C’è una grossa massa metallica in mezzo alla nuvola di polvere e detriti, che emana un leggero calore.

Un ronzio. Qualcosa di meccanico che sbadiglia uno sbuffo di ozono, e cinque enormi dita di metallo violaceo si stringono attorno all’agente.

I suoi tre colleghi recuperano le pistole, restando a guardare a bocca aperta il gigante alzarsi in piedi. Avvicina la preda al volto, parla senza muovere nulla. Il suono è fuori sincrono.

-Soggetto: sconosciuto. Analisi genetica: non disponibile. Probabilità: umano 99,994%; mutante 0,005%; sconosciuto 0,001%. Risposta: NEUTRALIZZARE.

Gli occhi scivolano di lato per mostrare le turbine laser pronte a fare fuoco, e le dita si avvicinano al grilletto… interrotte dal sottile brontolio proveniente dalle spalle del gigante.

Un sigaro si spegne sulla testa della Sentinella. La vista laser viene azionata mentre sei artigli di metallo passano attraverso l’acciaio al tungsteno dolcemente come l’aria che entra nelle bocche immobilizzate degli agenti di polizia.

Il pugno cade pesantemente a terra, e tutto quello che il raggio riesce a neutralizzare è un pezzo di asfalto. Le dita viola cadono una dopo l’altra al suono delle preghiere mormorate dall’agente, e gli artigli rientrano nella carne. SNIKT.

-Soggetto: sconosciuto. Analisi genetica: mutante. Risposta:

-Non gliene frega niente a nessuno, cocco.

Una piccola valanga investe la Sentinella, che perde immediatamente il precario equilibrio e cade su una delle volanti. Qualche tonnellata di neve la ricopre rapidamente, costringendo i presenti ad allontanarsi per evitare di essere travolti.

Un ragazzo in abiti civili scuri scende dalla montagna scivolando sulla neve su uno snowboard di ghiaccio, frenando proprio sul corpo della Sentinella. Una piccola scaletta di ghiaccio si forma per farlo scendere, mentre continua a lanciare da una mano all’altra una palla di neve.

-Come, nessuna donna poliziotto che mi salti al collo ringraziandomi per averla salvata ?

-Drake – mormora Wolverine scuotendo la testa – Hai visto niente da lassù ? Il terreno è ancora caldo, è precipitata di recente.

-No, la pista dev’essere fredda ormai. Uhm…pubblico difficile ?

Nessuno dei presenti ha detto una sola parola da quando la Sentinella è stata neutralizzata, in effetti. Nessuno umano ha ancora pronunciato la parola “mutante” e due persone hanno usato dei super-poteri proprio di fronte a loro…un evento epocale.

-Di solito sono bravo a rompere il ghiaccio, ma qui siamo vicini al Canada…vuoi fare tu un tentativo ? Giusto per scaldare l’atmosfera.

-La vuoi piantare con le battute sceme sul freddo ? – taglia corto Wolverine, cercando inutilmente un sigaro in una delle tasche… nell’arco di mezzo secondo tre artigli tagliano la carne tra le sue dita, ed il poliziotto a cui ha appena salvato la vita si ritrova dell’adamantio al posto del cuore.

Drake non lo ha quasi visto muovere. Wolverine estrae gli artigli dal corpo, che cade a terra…senza versare una goccia di sangue. Gli altri tre poliziotti reagiscono più velocemente: le mani si separano dai polsi scorrendo su staffe interne di metallo. Al posto dell’ulna, cannoni sonici.

L’Uomo Ghiaccio congela subito l’aria attorno agli agenti, creando un muro abbastanza spesso da impedire il passaggio delle onde sonore.

-Robot – chiarisce Wolverine affondando gli artigli nell’esemplare che ha già disattivato, squarciandone il petto per osservarne l’interno.

-Altre Sentinelle ?

-Troppo piccole. L’unico modello in questa scala dovrebbe avere componenti organiche, e non ce ne sono. E’ una tecnologia che non ho mai visto…ma non sono un esperto.

-Robot. Chi ci manderebbe contro dei robot ? Fossero cloni o ninja capirei, ma quanti nemici abbiamo che usano robot ? Arcade ?

-Non sembra il suo stile. Vista la zona stavo pensando più a…

Un lampo di luce rossa attraversa l’aria, fondendo il ghiaccio e vaporizzando uno dei tendini sul collo di Logan. L’aria attorno alle mani di Drake si raffredda, ed un ringhio sommesso si perde in uno sbuffo di aria gelida.

-Ci vuoi del ghiaccio sopra ? – chiede Drake.

SNIKT!

-Voglio lavorare con la Bestia la prossima volta…

L’Uomo Ghiaccio incrocia le braccia, osservando spazientito il suo compagno di squadra procedere metodicamente a tagliare in più parti sia il ghiaccio che il metallo intrappolato all’interno. Un po’ eccessivo, forse, ma non ha la minima intenzione di farglielo notare. Wolverine sa essere una pessima spalla comica.

Logan annusa la finta pelle dei robot, cercando di rintracciare qualsiasi indizio sull’identità di chi li ha costruiti.

-Roba da principianti. Questi qui non hanno neanche le corde vocali. Direi che possiamo escludere Arcade…per non parlare di Destino. E’ chiaro che era una trappola, ma non ne ho mai viste di così grossolane…qualcosa non quadra…

-Senti, quest’area è comunque sotto continua sorveglianza per via della fetta di suolo latveriano oltre la montagna no ? Informiamo lo SHIELD e torniamo alla Scuola, dovevo uscire con Emma stasera.

-Non mi sembra una buona idea.

-Sei solo invidioso perché io non passerò la serata a bere birra e guardare film giapponesi…dovresti uscire un po’ più spesso, Logan.

-Drake…chiudi il becco e cerca di non respirare.

L’asfalto si apre in mille piccole bocche dai denti aguzzi che rilasciano ampie quantità di gas verde. L’Uomo Ghiaccio inizia a congelare l’aria sotto di sé per sollevarsi oltre la nuvola su di una colonna di ghiaccio, ma si ritrova a sbattere la testa contro qualcosa a due metri da terra.

“Campo di forza ?” pensa “Ho preso un respiro corto…e faccio fatica a congelare l’aria con questa schifezza…”

Un pugno si fa strada nella nebbia verde, colpendo Drake dritto in faccia. Abbastanza forte da fargli perdere l’equilibrio sul piedistallo di ghiaccio malformato, ma non tanto da impedirgli di rispondere con un gancio destro che affonda inutilmente nella nebbia.

-Non sei cambiato per niente in questi anni, vero ? – gli chiede la nebbia.

Mentre Wolverine si avvicina ad artigli spianati, l’Uomo Ghiaccio è costretto a respirare…e cade immediatamente a terra, vittima del gas soporifero.

Nella nebbia si può vedere la silhouette di un uomo alto e robusto, che indossa un ampio cappotto. Ma non si può distinguere nulla oltre all’impressione che ci sia qualcuno.

-Intangibile ? – si chiede Logan mentre i suoi artigli tagliano l’aria. Il sapore dolciastro del gas gli irrita le narici, mentre il suo sangue ha già messo in circolo una quantità sufficiente a stendere un elefante o due.

-Giusto, dimenticavo. Uno degli X-Men “completamente nuovi e diversi”…ma almeno su una cosa gli umani hanno ragione: “diverso” non vuol sempre dire “migliore”.

Il primo impulso sarebbe quello di fare a brandelli lo sconosciuto, ma non può colpirlo. Non può scappare perché il campo di forza è troppo resistente. L’unica cosa che resta da fare è quella in cui Wolverine non è decisamente il migliore…chiedere aiuto.

-Chuck…manda qualche X-Men…e un sigaro – chiede Wolverine aprendo la sua mente appena prima che il suo organismo ceda all’anestetico.

 

Istituto Xavier per Giovani Dotati, Contea di Westchester.

Il Professor Charles Xavier sta aspettando che Cerebro termini l’ultima scansione delle menti mutanti del pianeta, concentrandosi sul funzionamento della biblioteca completamente automatizzata… il regalo della Bestia per il suo ultimo compleanno.

Sebbene sia il più potente telepate del mondo, non può controllare continuamente tutti i suoi studenti. Può comunque sentire chiaramente quando qualcuno lo chiama con questa intensità. Anche se è leggermente distratto dallo strano odore dolciastro che avverte appena avverte i pensieri.

*Chuck…abbiamo preso la Sentinella…ma ho sprecato un sigaro.

-Nessun indizio sulla sua provenienza ?

*Ci stiamo lavorando, ma penso ci fosse qualche esercitazione e ne abbiano persa una. Semplice routine.

-Non possono comunque essere buone notizie, se il governo ha riattivato il programma Sentinelle. State attenti.

*Basta che non mi mandi altra gente. Drake è una frana a seguire le piste.

E poi più nulla. E’ una serata tranquilla, pensa Xavier. Meglio godersela prima della prossima giornata storta.

 

Subito dopo, nell’hangar sotto l’Istituto.

Grossi artigli blu premono con disinvoltura i tasti per immettere i codici di lancio, nonostante siano ridicolmente piccoli per le grosse zampe della Bestia.

-<Semplicemente rimarchevole che il Blackbird sia completamente sparito dai sensori in un modo così brusco> - nota parlando in russo.

-<E allora come facciamo a sapere dove rintracciarli ?> – chiede Peter Rasputin.

-<Interessante domanda, compagno. Abbiamo ricevuto e triangolato una richiesta di soccorso che accennava a un gigantesco robot precipitato sugli Adirondack, e il professore ha mandato Wolverine e l’Uomo Ghiaccio ad investigare. Ma appena sono usciti dall’hangar…puff ! Svaniti da ognuno dei novantuno sistemi di rilevamento…>

-Progettavi macchine per il teletrasporto a diciotto anni e il miglior termine che sai trovare èpuff”? – chiede Ciclope entrando nella cabina di pilotaggio.

-Cercavo di superare le difficoltà di traduzione…

-“Teletrasporto” ? – chiede Peter con un leggero sorriso.

-Poteva funzionare, se Bobby non avesse collegato il suo stereo al momento sbagliato.

Il portello si richiude, e la rampa di lancio inizia a sollevarsi per permettere il lancio. Allacciando la cintura di sicurezza, la Regina Bianca protesta mentalmente per essere stata assegnata ad una missione così insignificante. Se le Sentinelle vogliono tornare in azione, che si mostrino chiaramente… Shaw dev’essere sicuramente all’oscuro di tutto, non metterebbe mai in mezzo umani senza ragione.

-Dev’essere difficile avere un’opinione così alta dei criminali del Club Infernale – risponde a voce alta Jean Grey, seduta dietro di lei.

-Attenta ad usare la lingua in modo così tagliente, Jean, è difficile mantenere l’aria da brava ragazza se colpisci basso.

-Non ti facevo un’esperta sull’argomento.

I posti a fianco delle due donne sono vuoti, e proprio durante lo scambio di opinioni Colosso si trova in piedi vicino a loro.

-Ehm… - mormora lui mordendosi un labbro.

-Siediti di fianco a me, Piotr. Il maritino farà presto compagnia a Jean…quando avrà tempo per lei.

-Mi chiedo perché il professore ci mandi tutti quanti nella stessa missione. Non può essere così grave, vero ?

-Forse vuole solo smuoverci un po’ dal periodo di immobilità…

Nella cabina di pilotaggio, Ciclope digita gli ultimi dati di lancio prima di comunicare via radio:

-X-Wing pronto alla partenza, Professore. E’ sicuro di non volere che nessuno di noi rimanga di guardia alla Scuola ? Potrebbe essere una trappola per…

-Ti assicuro che so cavarmela da solo, Scott.

Il jet decolla silenziosamente e si scaglia nel cielo notturno, mentre un uomo in carrozzella osserva gli X-Men che si allontanano… sorridendo sotto i baffi.

 

Bobby Drake si sveglia con un secchio di acqua bollente che gli è appena stato gettato in faccia. Il suo primo impulso è di abbassarne la temperatura, ma qualcosa gli afferra i capelli e gli fa sbattere la faccia contro un muro di metallo caldo.

-Non illuderti, i tuoi poteri non possono funzionare qui…se io non voglio.

La porta di metallo si apre, lasciando uscire il vapore che satura l’aria. E’ una finestra; l’uomo che gli sta parlando lo spinge oltre, a fissare la caduta a strapiombo su una vallata di fuoco e fiamme che si estendono a perdita d’occhio.

-Bel posticino…quanto chiede Belasco di affitto ?

Viene lanciato con forza a terra, e un piede gli preme sulla gola impedendogli di parlare. Nonostante il vapore dovrebbe vedere chi gli sta parlando, ma nulla. Non riesce neanche a vedere cosa lo stia immobilizzando, dato che non sente catene o altro sul suo corpo. Ora che se ne rende conto, non sente del tutto il proprio corpo…e non può parlare.

Non prova dolore, solo un’opprimente senso di prigionia e inutilità.

-Non ti ricordi neanche di me, vero ? Non ero abbastanza importante, abbastanza appariscente. Non puoi neanche vedermi. Ma farò sì che tu mi ricordi…Logan ?

Rumore di catene che si allentano e cadono a terra. Un ringhio. SNIKT.

 

Sui cieli di Hamilton, una sofisticata postazione di comando si spegne. Le mille luci e strumentazioni smettono di funzionare, e la cabina di pilotaggio cade nel buio.

-Uh-oh – è il commento della Bestia. Il fatto che sia rimasto senza parole è l’indicazione maggiore del pericolo.

-Dovrò tentare un atterraggio di emergenza – nota prontamente Ciclope, cercando di avere qualche risposta dal sistema di controllo…inutilmente.

*Non ce n’è bisogno, posso farci atterrare telecineticamente – interviene Jean, guardando fuori dal finestrino.

Un fulmine sfiora l’aereo. Le correnti sono molto forti, dovrà muoversi con calma… ma non c’è niente, là fuori.

-Qualcosa non quadra. Non riesco a fare presa…stiamo ancora precipitando.

L’aereo sta vibrando pesantemente, ed Emma affonda le dita nel sedile. La sua carne si fa trasparente e ancora più perfetta, trasmutandosi in diamante organico…

-Ci siamo fermati – nota Colosso slacciando la cintura ed alzandosi, già ricoperto da un’impenetrabile pelle di acciaio.

-Non per merito mio – informa Jean.

-Tutti i sistemi sono completamente andati, non ci resta che uscire a vedere cosa sia successo…ma tenete gli occhi bene aperti – comanda Ciclope, uscendo dalla cabina di pilotaggio.

E’ il primo a scendere dall’aereo, una mano sul visore pronto a fare fuoco.

Dipinto di un acceso rosso rubino, un paesaggio di montagna sotto la pioggia battente.

-Sembrerebbe tutto a posto…

-Jean, ci serve una copertura aerea. Uno schermo telecinetico – nota la Bestia.

-Henry ?

-C’è qualcosa che ringhia sopra di noi…

Qualcosa cade dagli alberi, tagliando l’aria e precipitandosi verso Ciclope. Si ferma telecineticamente a mezz’aria, continuando ad agitarsi. Solo Colosso riesce a tenergli ferme le braccia, per permettere a Jean la concentrazione necessaria a sondargli la mente.

-Logan ? Sei tra amici. Ma non è quello che stai vedendo, vero ?

Con estrema delicatezza, le mani della donna sfiorano la mente del vecchio amico… e si chiudono a pugno.

 

Braccia viscide di chitina esoscheletrica le sono addosso, stretti denti colano acidi digestivi annusandole i capelli e secernendo ferormoni.

Un intero alveare della Covata si ritrova a volare a duecento chilometri orari verso macigni di pietra infuocata, in un unico potentissimo rilascio di energia mentale. La stessa donna che ne è responsabile passa una mano tra i capelli di Wolverine, sussurrando:

-E’ tutto a posto, Logan…non ti faranno più del male…

-Jean ? Dove diavolo siamo ? Prima i robot, adesso gli alieni…

-Non lo so, ma ne usciremo. Dove sono gli altri ?

-Attenta !!! – la avverte Logan, scagliandola da parte con un braccio mentre con l’altro colpisce in petto un altro insetto alieno.

 

Nella nebbia, qualcuno allenta le catene dell’Uomo Ghiaccio.

*Le mie Regine sono arrivate…

 

Nella foresta, la donna dai capelli rossi avvicina le mani alla fronte di Logan. Ciclope fa un passo in avanti e le mette una mano sulla spalla.

-Jean ?

In un unico potentissimo rilascio di energia mentale, gli X-Men vengono scaraventati in lontananza. Come essere investiti da un’auto che non c’è, ma maledettamente robusta.

Colosso e la Regina Bianca, pressoché indistruttibili, non cercano neanche di contrastare l’onda. La Bestia la cavalca, sfruttando la propria agilità non solo per riuscire ad atterrare illeso ma anche per evitare che la testa di Ciclope venga aperta a metà da una concussione.

-A meno che tu non sia un marito peggiore di quello che pensavo, qualcosa non va con la tua signora.

Jean si volta verso di loro, calma ma risoluta. Un albero alle sue spalle si solleva da solo, gettandosi con tutta forza verso la Regina Bianca. Colosso le fa da scudo, lasciando che il vecchio e pesante vegetale si frantumi sul metallo scintillante.

-Tutto bene ?

-Per me sì. Quanto a lei…mi ha appena sporcato il costume – risponde la Regina Bianca togliendosi il fango dal costume immacolato ed incamminandosi verso Fenice.

Sono solo pochi passi, e gli altri X-Men sono ancora scossi dalla forte scarica telecinetica per protestare. Jean sta dando le spalle ad Emma, che spera di metterla a terra con un colpo il più leggero possibile…e invece si ritrova tre artigli indistruttibili farsi strada nella sua carme diamantina, evidentemente meno indistruttibile.

-Logan…non è carino, al primo appuntamento – risponde lei, senza poter sentire nulla perché i nervi fatti di diamante non hanno registrato nessun dolore.

Wolverine estrae gli artigli, apparentemente sorpreso dal fatto di non averla uccisa.

-Emma, non provare nessun contatto telepatico ! Qualunque cosa sia successa a Wolverine, deve aver colpito anche Jean ! – ordina Ciclope, che avanza circospetto.

-Allora come facciamo a-

La Regina Bianca non finisce la domanda, allontanandosi a tutta velocità da Jean. Colosso la afferra al volo, scusandosi in fretta ed usando il corpo della mutante come una grossa mazza da baseball per colpire Wolverine.

Come risultato, un canadese abbatte svariati alberi prima di schiantarsi contro una parete rocciosa. L’istante successivo, un russo e un’americana affondano nel terreno schiacciati dall’equivalente telecinetico di un’accelerazione a venti g.

-Henry, adesso ! – ordina Ciclope, rilasciando una scarica oculare di bassa intensità a poca distanza da Jean, l’indispensabile per farla scansare.

Senza sprecare tempo in battute…un lusso inaccettabile in uno scontro con un potere invisibile, rapido e devastante…la Bestia si lancia in una serie di acrobazie aeree che non lasciano a Jean la possibilità di afferrarlo mentalmente.

Ciclope si prepara a lanciare un raggio per neutralizzare l’avversario, ma si ferma quando mille piccoli aghi lo bombardano dall’alto. Lo stesso imprevisto fa perdere l’equilibrio alla Bestia in un momento cruciale, ed un cumulo di terra si solleva per seppellirlo. Si libera con una sola zampata, investito da migliaia di microscopici proiettili ogni secondo.

-Ouch ouch ouch ! Posso comprendere il substrato di romanticismo implicito nella buia notte tempestosa, ma la grandine ?

-Stia piovendo ghiaccio acuminato. Guardami le spalle un attimo…

Ciclope rimuove il suo visore al quarzo rubino, l’unica cosa che possa fermare i suoi raggi di pura forza distruttrice…ed apre gli occhi verso il cielo.

 

Il risultato è visibile in tutta la vallata. Una colonna di energia rosso fumante che si solleva, facendo evaporare il ghiaccio in una frazione di secondo. La distruzione sale, spazzando via le nuvole che stavano coprendo la luna. Tutto dura non più di un paio di secondi.

Un muro di ghiaccio li separa da Jean. La Bestia lo supera facilmente con una rapida acrobazia, ma non riesce neanche a vedere il suo migliore amico prima di essere investito da una raffica di dardi di aria congelata. Anche per il suo fisico felino, è notevolmente doloroso.

-Controllo mentale ? Non posso credere che lo usino ancora – nota Ciclope, rimettendosi il visore. Eliminando la pioggia e le nuvola ha tolto un enorme vantaggio all’Uomo Ghiaccio, ma si trova ancora in una posizione svantaggiata…senza nessuna idea di quale sia il vero nemico.

-Chi ha abbastanza potere mentale da controllare Jean ? E soprattutto, perché noi non siamo ancora stati contagiati…per non dire già fatti a brandelli, visto che siamo in plateale svantaggio tattico nonché psicologico ?

-Sì, questa trappola non ha senso – concorda Ciclope – E’ evidente che non ci vogliono uccidere, quindi la strategia più sensata è assecondarli finché non capiremo la ragione dell’attacco.

-Mi pare ragionevole…

Metà montagna si solleva, dirigendosi verso di loro come un serpente per avvolgerli nelle proprie spire, mentre l’aria si raffredda ed un grosso blocco di ghiaccio appare sulle loro teste ed inizia a piegarsi ad arco.

-…comunque, per precauzione, io consiglierei di metterci anche al riparo.

 

L’Uomo Ghiaccio e Fenice sigillano la prigione di gelo e terra che hanno creato per la Covata, sovrastati dall’assurdo scenario di fuoco e fiamme. Alle loro spalle si erge la montagna che porta ad un castello di specchi e cristalli.

-Non credo usciranno tanto presto da là dentro. Almeno abbiamo il tempo di una conversazione…come sei arrivata qui, Jean ?

-Vorrei tanto saperlo anch’io. Dove sono finiti gli X-Men ? Posso avvertire la loro presenza, ma non individuarli con precisione…è come essere nel piano astrale...o nel Limbo…

-Direi che assomiglia di più all’Inferno, da come me l’hanno descritto. Ehi, a proposito, hai notato che queste fiamme non sono calde ?

-Sì, è la prima cosa a cui ho fatto caso una volta allontanata la Covata. Prima pensavo fossimo in un mondo alieno, ma…forse un’altra dimensione ? Ma in quel caso dovrei essere abbastanza lontana da Scott da non avvertire il nostro legame mentale, mentre c’è. Lo sento come se fosse vicinissimo, anche se non capisco dove sia.

-Direi che a questo punto la cosa migliore da fare è rintracciare Wolverine e fare un salto a casa del padrone di casa, no ?

-Lo hai già visto ?

-Non è esattamente la scelta di parole migliore…

 

Emma Frost esce dal buco nel terreno modellato sulla sua silhouette, come un vecchio cartone animato. La pioggia scivola veloce sui suoi capelli diamantini, e le sue forme perfette arrancano in modo sgraziato nel fango come un ossimoro vivente.

-Okay, per chiunque ci sia dietro a tutto questo: conquistare il mondo è scusabile, ma questo costume costa trentamila…dove sono tutti ?

Sotto la pioggia battente, solo alberi e freddo. Jean era a pochi passi da lei quando è stata attaccata; c’erano alberi abbattuti e macigni spaccati. Un fulmine le illumina la strada, e guardandosi intorno può vedere l’X-Wing con il suo portellone aperto.

Ciclope è sulla scaletta, a terra vivo ma immobile. Può vedere altri X-Men all’interno, tutti svenuti.

-No, non sono svenuti…le loro menti sono in piena attività, lo sento. Ma allora cosa…

Un macigno la colpisce alla schiena, spaccandosi. Lei cade a terra, avendo solo la resistenza per sopravvivere ma non la forza per restare in piedi. Una mano la afferra per un piede, sollevandola come se non pesasse niente e sbattendola con forza sul terreno. Due, cinque, sei volte di seguito, con rabbia.

-Ti stancherai, prima o…ehi !

Colosso si siede sopra di lei, troppo pesante per farla alzare, ed inizia a premere con tutta la sua forza contro un unico punto della spina dorsale. Anche il diamante, non importa quanto resistente, ha un punto debole… e la forza sovrumana del russo equivale a numerose atmosfere di pressione.

-Piotr, sei un caro ragazzo, spero che tu non sia in controllo delle tue facoltà e che non prenda questo dal punto di vista sbagliato ma…toglimi le mani di dosso, ora.

Il diamante diventa carne per una frazione di secondo, per poi ritrasformarsi. Non passa abbastanza tempo perché il peso di Colosso spezzi la schiena della Regina…ma a livello mentale, un istante è sufficiente per qualsiasi cosa.

Una forte scarica telepatica colpisce l’encefalo di Rasputin, scatenando una reazione a catena che impedisce al suo cervello di muovere un solo muscolo.

La Regina Bianca si alza in piedi, cercando di pulire ancora un po’ il costume…e notando che qualcosa non va. Sul suo petto mancano tre fori…

-Un momento, Wolverine mi ha colpita meno di due minuti fa. Dovrei avere il cuore perforato ma…

Il suo corpo torna ancora di carne e sangue, senza alcuna conseguenza. Appena lo fa, la pioggia cessa istantaneamente di cadere.

-Ma cosa…

Allertata, Emma ritrasforma il proprio corpo in diamante e si ritrova sotto una pioggia scrosciante. In un primo momento è ancora più sorpresa, poi è tutto chiaro.

-Certo. In forma di diamante posso difendermi meglio dagli assalti mentali… ma avrei dovuto avvertire la presenza di qualcuno. A meno che…

-…il tuo cervello non stesse ubbidendo all’ordine di non vedere nulla.

Un uomo avvolto in un pesante impermeabile si sta avvicinando, nascosto dalla pioggia e dalla nebbia. Emma crede di conoscerne la voce, ma la maschera verde e viola che porta sul visto le è sconosciuta.

-Così…guardami negli occhi… - incita Mesmero.

 

Sotto decine di tonnellate di ghiaccio e terra, una fioca luce rossa illumina lo stretto spazio in cui Ciclope e la Bestia sono stati costretti a ripararsi. Ce n’è a sufficienza per respirare il poco ossigeno che evapora dall’aria congelata, e poco più.

-Sapevo che saremmo stati vicini nel momento del pericolo, ma questo è ridicolo.

-Lamentati pure, sono io ad avere dei peli blu in bocca…

-Facciamo un patto: non parlarne a tua moglie. Hai visto che diventa una furia quando è gelosa…

-Risparmia il fiato, Henry. Ho quasi esaurito le energie per fermare la pioggia di ghiaccio e qui sotto non ricevo abbastanza energia da ricaricarmi in fretta… forse possiamo comunicare con il Professore ?

-Ottima idea Slim, facciamogli conquistare anche il più potente telepate del mondo. Ho idea che dovremo uscire con le unghie e con…come non detto.

Qualcosa taglia il ghiaccio con calma e furia, con una maestria sufficiente a creare un’uscita senza far crollare tutta la struttura.

-Finalmente vi ho…

Un artiglio blu afferra la gola di Wolverine, che in tutta risposta si prepara a tagliare un arto in dodici parti in una sola mossa. Restano in questa posizione di stallo per cinque interminabili secondi; quando è chiaro che il canadese è tornato in sé, entrambi arretrano.

-Alla faccia della riconoscenza, cocco. Forse dovrei unirmi ai Vendicatori…

-Non è che ti manchino poi così tanti gruppi.

-Jean ? – chiede Ciclope.

-Credo sia ancora in quella dimensione assurda… avete visto anche voi la Covata ?

-Wolverine, pochi minuti fai hai cercato di farci a fette appena ci hai visto.

-Che stai dicendo? E’ tutta la sera che combatto per scappare da un’orda di alieni impazziti e robot…un attimo. Perché ci avrebbero teso un’imboscata con i robot ?

-E’ evidente che abbiamo ancora molta strada da fare prima di venire a capo di questo intrigo. Ci verrà una polmonite da qui a quando avremo capito qualcosa…

I tre mutanti iniziano a camminare, guardandosi attorno per cercare mutanti o alieni. Ma Ciclope si ferma, preoccupato.

-Pioggia ? Ma avevo appena…

Artigli blu gli strappano il visore dalla faccia, rilasciando una scarica oculare che abbatte un albero. Scott ingoia un urlo di dolore, sentendo la carne lacerata e il sangue che cola sotto la pioggia scrosciante…SNIKT.

-I dettagli non sono mai stati il mio forte – ammette la Bestia.

-Dammi una sola ragione per non ficcarti un artiglio in mezzo agli occhi, qualunque cosa tu sia – ringhia Wolverine.

-Che ne dici di “non esisto” ?

Henry McCoy svanisce nel nulla, attraversato dalla pioggia. Gli artigli di adamantio rientrano nella carne.

-Onestamente era l’ultima cosa che mi aspettavo…

Qualcosa picchietta due volte sulle spalle di Wolverine. Abbastanza forte da incrinare un osso.

-In effetti poteva anche andare peggio, no ? – chiede una voce profonda a più di due metri d’altezza, avvolta da una pesante armatura di metallo marrone scuro.

Wolverine si gira. Ammazzerebbe chiunque per un sigaro, adesso.

-Il Fenomeno !? – chiede Ciclope, avendone riconosciuta la voce.

-Un’altra allucinazione. Siamo pedine secondarie, e questo scimmione serve solo a tenerci occupati.

-Buona strategia, l’ultima allucinazione mi ha quasi cavato gli occhi.

-Adesso mi occuperò del quasi – risponde il Fenomeno prima di lanciare Wolverine nella stratosfera con un pugno.

 

Emma Frost apre gli occhi, ritrovandosi in una villa di lusso stranamente familiare. E’ seduta su un divano troppo costoso per chiunque abbia attività esclusivamente legali, senza essere trattenuta in alcun modo. E’ ancora nella sua forma di diamante.

-Gradisce qualcosa, miss Frost ? – chiede l’uomo in elaborati abiti ottocenteschi, su cui indossa una pacchiana e colorita maschera.

-Come ha fatto un mutante di serie zeta come te ad ipnotizzare due delle più potenti telepati del pianeta ?

-Dritta al punto…mi piace. E sembra quasi convinta di potermi intimidire…

-Il Professor Xavier sa che siamo qui. Presto invierà…

-Mia carissima Regina, cosa le fa credere che sia stato Xavier a mandarvi in missione ?

Il signore dell’ipnotismo fa un solo altro passo, ed istantaneamente ha le sembianze del tutore degli X-Men. Se non fosse per il fatto che cammina, Emma giurerebbe che si tratti di Xavier…anche se non può sentirne i pensieri.

-Non sono un telepate, miss Frost, tecnicamente parlando. Sono molto di più…sono il padrone della sua volontà, se lo voglio.

-Nessun uomo può controllare la Regina Bianca, Mesmero.

-E nessun essere vivente può resistere al mio sguardo…vedremo quale assioma è più invalicabile.

-Vedremo davvero. Che cosa vuoi ?

-Ho già trasformato gli X-Men in miei schiavi, in passato. Ho impiegato anni a perfezionare il mio potere ed è arrivato il momento di ritentare. Il mio potere sarà innato, ma ho pur sempre il palcoscenico nel sangue. E un buon artista sa quando un’opera è degna di essere rimessa in scena.

 

Ali di pensiero si librano nell’aria infuocata, trasportando Fenice e l’Uomo Ghiaccio verso la fortezza. Non c’è stato modo di trovare Wolverine, ma in questo paesaggio assurdo potrebbe essere proprio dietro di loro e non riuscirebbero a vederlo.

I due X-Men atterrano su una delle torri di cristalli, attaccati da battaglioni di Sentinelle e N’Garai. Bestie selvagge e macchine di morte con strategie troppo diverse per lavorare insieme; è tremendamente semplice tenerli separati con barriere di ghiaccio e invisibili attacchi telecinetici.

-Direi che qualcuno sta seriamente finendo il materiale, qui…

-E’ tutto troppo facile – concorda Fenice – Posso avvertire la mente di Emma, ma non mi risponde. In questo posto i pensieri sono così sfuggenti…

-Una gabbia di matti, sì…probabilmente Emma è davanti a noi e non possiamo neanche vederla, con tutti i giochi di specchi.

-Giochi di… Siamo veramente a un passo di distanza, Bobby.

Mentre con un accenno mentale riduce venti tonnellate di metallo in pezzi di ricambio, Jean recupera il comunicatore da una delle tasche.

-Scott, riesci a sentirmi ?

 

Le ossa della mano si frantumano per aver colpito un oggetto assolutamente indistruttibile. Mani impossibilmente grandi e muscolose lo stringono in modo da massimizzare il dolore in ogni parte del suo corpo.

-Hai sempre saputo che sarebbe finita così, vero Ciclope ? – chiede il Fenomeno, ma con una voce diversa.

-E’ tutta un’illusione…tu non sei veramente qui… - risponde il mutante a denti stretti. Non gli darà la soddisfazione di urlare.

-Resta un’illusione se per te è reale ? Se il tuo corpo funziona, ma il tuo cervello non può vederlo ? Se i tuoi amici ti parlano ma io ti impedisco di sentirli ? Se vivi ancora ma non puoi avere altro che la morte ?

Mentre il “Fenomeno” parla, Ciclope avverte qualcosa. Come se la sensazione che Jean sia al suo fianco si fosse appena fatta molto più forte. Un delirio dettato dal dolore, o qualcosa sta graffiando sul suo subconscio ?

-Si può sapere che vuoi da me ?

-Tu me l’hai rubata, Ciclope…era l’unica a poter alleviare la mia sofferenza, la mia unica possibilità di salvezza, e tu me l’hai portata via ! Hai lasciato che morisse !

-CHI ACCIDENTI SEI !?

-Non ricordi neanche il suono della mia voce !!!

Le enormi mani del Fenomeno afferrano la testa di Ciclope, ed una forza sufficiente a piegare il titanio iniziano a fare forza per spaccargliela. E Scott sente ogni singola parte del dolore, e probabilmente qualcosa di più.

-La tua vera illusione durerà per sempre. Apri gli occhi, Ciclope.

-L’hai chiesto tu…

Le mani del Fenomeno brillano di rosso, ed un fiume impetuoso di rabbia ed energia lo investe. Il gigante si ripara con un braccio, cominciando a scomparire sempre più.

Il tetto rinforzato esplode, l’energia taglia l’aria e colpisce la montagna trapassandola da parte a parte. La pioggia inizia a cadere, bagnando la cabina di pilotaggio dell’X-Wing.

Ciclope toglie le mani dai comandi, e guarda verso l’alto. Ha appena disintegrato parte del velivolo, e non ha nemmeno un graffio.

 

Assenza di strategia o meno, Fenice e l’Uomo Ghiaccio sono soverchiati dal numero di avversari che li hanno accerchiati. Le loro difese sono state analizzate dalle Sentinelle e i demoni hanno iniziato ad organizzarsi…

Poi tutto si fa rosso. Come nebbia spazzata via dal vento, tutto scompare. I mostri, l’aria infuocata, il castello. I due mutanti sentono il proprio mondo che viene capovolto, riportandoli rapidamente alla realtà senza troppi complimenti.

Bobby Drake si risveglia a bordo del Blackbird, di fianco ad un Wolverine ancora privo di sensi. Jean Grey riprende i sensi a bordo dell’X-Wing, di fianco a un posto vuoto.

Davanti a lei è seduta Emma Frost, ma al suo fianco non c’è un robusto mutante russo. C’è una donna dai lunghi capelli castani che sembra terrorizzata.

 

Due Sentinelle immobilizzano la Regina Bianca nella sua forma diamantina, mentre davanti a lei Mesmero sorseggia un bicchiere di vino.

-Quello che vedi presto sarà realtà, Emma. Presto queste ricchezze non saranno più un’allucinazione…

-Per quanto potente tu possa essere, resti uno dei tanti ex lacché di Magneto. Solo un Mastermind di quarta categoria…

Un’ondata di rosso investe il castello immaginario, dissolvendo le Sentinelle. Emma Frost non aspetta un secondo di più per afferrare Mesmero per una spalla e prepararsi a stenderlo con un pugno…ma sotto i vestiti pregiati non c’è più il vecchio ipnotizzatore. C’è una donna.

-Che cosa hai fatto !? – chiede la nuova arrivata, che Emma conosce benissimo.

Tutta l’illusione scompare, e le due donne si ritrovano a bordo dell’X-Wing l’una di fianco all’altra.

-Lady Mastermind – saluta la Regina Bianca afferrandole un braccio– Uno degli ultimi acquisti del Club Infernale…avete abbassato parecchio gli standard di ammissione da quando me ne sono andata.

-Lasciami andare !!! – ordina la ragazza, trasformando la propria immagine in quella del più spaventoso esemplare della Covata si possa immaginare.

-Tuo padre si vergognerebbe di te – risponde Emma, colpendola con uno schiaffo di diamante che la fa cadere a terra.

A uno a uno gli X-Men si alzano dai propri sedili e si avvicinano per cercare di capire cosa sia successo…

-Credetemi o meno, come riunione del Club Infernale è andata meglio del solito.

 

Pochi minuti dopo. I sette X-Men si sono radunati nel Blackbird, per ripararsi dalla pioggia incessante e per avere comunque un mezzo con cui tornare alla Scuola… è impensabile utilizzare di nuovo l’X-Wing dopo i danni inferti da Ciclope.

Lady Mastermind, legata e priva di conoscenza, è controllata da Colosso e Wolverine…entrambi ben poco contenti di essere caduti nell’ennesima illusione perfetta.

-Ancora non capisco come abbia fatto, il suo potere non è così grande. Non è una vera telepate – riflette Jean.

-Ci penserà il Professore a darci una risposta, o non potrà farlo nessuno. Ciclope a Professor X, passo – comunica Ciclope usando la radio di bordo.

-Ciclope !? Dove ti trovi ? – risponde la voce di Charles Xavier.

-Nella Contea di Hamilton, dove ci ha mandato in missione…

-Scott, di cosa stai parlando ? Non ho autorizzato nessuna missione, oggi !

-Credo che la risposta ce l’abbia la nostra prigioniera, Professore. Provi a contattarci usando Cerebro.

-Emma, io sto usando Cerebro. Mi avete contattato telepaticamente.

Ciclope allontana le mani dalla radio di bordo. E vede che è spenta.

-Siamo ancora dentro l’illusione, vero ?

-Charles, riesci a rilevare nessun mutante nelle vicinanze che non sia un X-Man ? – chiede Jean fissando Lady Mastermind.

-No, ci siete solo voi quattro.

-Come quattro !? – protesta l’Uomo Ghiaccio.

-Restate dove siete, manderò subito Colosso e Wolverine…questa situazione non mi piace.

La radio inesistente resta in silenzio, e la tensione è tangibile. La Regina Bianca stringe i pugni.

-Siamo stati ingannati di nuovo…niente di tutto questo è reale.

Wolverine, Colosso e la Bestia svaniscono nell’aria. Lady Mastermind si alza in piedi, liberandosi delle catene immaginarie e sorridendo.

-Credete di aver capito tutto, ma non vi ricordate neanche di me. Non potete nemmeno vedermi.

La donna scompare in uno sbuffo d’odio, lasciando spazio al pallido riflesso di un essere umano a malapena visibile…come qualcosa che cammina nella nebbia dei ricordi, qualcosa che conosci ma non riesci a identificare.

-Che cosa vuoi ? Sono stanco di chiedertelo – dice Ciclope.

-Voglio che vi ricordiate di me…per sempre. Vi ho sbattuto in faccia il mio nome più e più volte ma proprio non capite, vero ?

Il terreno trema, ed il Blackbird esplode in uno stormo di corvi che vola via nell’aria infuocata. Un castello di fumo e specchi domina la montagna immaginaria, e dal cielo cade una scrosciante pioggia di dardi metallici che passano attraverso la carne senza essere visti.

-Guardate cosa può fare il mio potere ! E’ solo un’illusione ? Chi può dirlo, se il dolore è reale ? Mi avete sempre considerato una mezza tacca ! La minaccia del mese su cui ridacchiare dopo la battaglia ! Troppo distratti dalla magnificenza di Magneto per accorgervi di un cattivo di secondo grado ! Tranne…tranne quella volta, vero mia cara Jean ? Quella volta in cui ti resi una regina ?

-Mastermind – capisce Ciclope.

Una gigantesca mano distrugge la montagna, uscendo dalla prigione di fuoco e fiamme e miraggi e oblio, scuotendo il cielo e facendo tremare gli animi. Un gigante si solleva dalla terra del sogno, indossando pregiati abiti ottocenteschi e puro odio negli occhi.

-Sì !!!

 

Come riflesso innato dopo tanti anni, Ciclope e l’Uomo Ghiaccio reagiscono attaccando la minaccia. Raggi di forza concussiva che possono perforare le montagne rimbalzano sull’illusione vivente. Sei giganteschi artigli di ghiaccio si spezzano contro la mano che li scansa come moscerini.

-No – risponde con convinzione Jean – E’ ancora un’altra illusione. Mastermind è morto…io ero con lui. L’ho perdonato per quello che aveva fatto…e tu. Non sei. Lui.

Un pugno grande quanto un palazzo si abbatte su quanto poco resta della montagna, facendo cadere a terra gli X-Men. Mastermind urla, avvolto dal tuono della sua stessa voce.

-Wyngarde è morto ! L’uomo è morto ! L’illusione vive ancora !

-Potrebbe essere davvero lui – giudica Emma incrociando le braccia – Un piccolo uomo triste che voleva fingersi un gigante. Un opportunista codardo…

-E cosa credi di essere tu, mia candida Regina Bianca ?

Il gigante la afferra nella sua mano colossale, stritolando il diamante fino a farne cadere a terra dei piccoli granelli come sabbia liquida…o così sembra. Emma sa di non essersi neanche mossa, ma ha comunque trattenuto il fiato mentre Mastermind la distruggeva.

-Sta cominciando a diventare noioso, chi c’è davvero dietro ? – chiede l’Uomo Ghiaccio – Nonostante il nome, Mastermind non è mai stato a capo di niente.

-Di che cosa stai parlando ? chiede il gigante, che ora sembra un po’ più piccolo.

-C’ero anch’io alla tua morte, ricordi ? Cavolo, che frase pazzesca. Ricordi la Confraternita del Male, Jason ? Tutti ridevano di Toad, ma potevano rispettarlo. Eri tu l’ultima ruota, l’opportunista che non credeva in niente. Ti sopportavano, al massimo.

-Qualunque cosa tu stia progettando, non funzionerà – rincara la dose Ciclope – Non sei mai stato capace di fare niente da solo. La Confraternita, il Club Infernale… una vita fatta di menzogne, di odio per chi aveva veramente qualcosa. Fai la voce grossa quanto vuoi, Mastermind…non avremo mai paura di te.

-Ne avrete. Ne avrete molta…come ne avevate di noi.

 

Lo scenario allucinante lascia spazio a un luogo tristemente noto agli X-Men… la sede newyorkese del Club Infernale. Tutto è immobile e immerso in una luce innaturale, la fotografia di un brutto ricordo che non puoi allontanare.

Mastermind, nelle vesti illusorie che utilizzava per impressionare il Club, accarezza il volto della Regina Nera… il mostro in cui aveva trasformato Jean Grey, e che sarebbe ben presto diventata la temuta Fenice Nera.

-Avevo trovato la mia altra metà e me l’avete strappata

-Mi avevi stuprata mentalmente – protesta Jean Grey, sentendo il cuore sussultare alla sola vista dell’immagine illusoria di quella donna – E quello che hai fatto portò alla morte di miliardi di esseri innocenti… ho perdonato l’uomo che sei diventato, ma non perdonerò mai quello che hai fatto.

-Non ricordi chi fu il mio braccio destro ? Chi mi diede accesso telepatico ai tuoi ricordi ? Forse tu puoi fare luce sulla faccenda…Emma.

-Non cercare di farmi sentire in colpa – protesta la Regina Bianca – E’ stato una vita fa, sono una donna diversa. E’ questo il meglio che sai fare per metterci una contro l’altra ? Resuscitare vecchi fantasmi ? Smettiamola di giocare. Chi sei veramente ?

-Sono Mastermind, il signore delle illusioni !

-No, non credo che tu lo sia – risponde secca Jean.

-E’ difficile separare la realtà dalla finzione, non è così cara Jean ? Come siete patetici, con le vostre convinzioni su cosa sia reale. I miei X-Men illusori erano altrettanto sicuri, altrettanto reali.Ma tu, Jean…tu sai meno di tutti cosa sia la verità. Tu conosci la storia, ma non l’hai vissuta…non del tutto. E’ così facile dimenticare che Fenice era un’altra persona, vero ? Quando io generavo la mia Regina Nera, tu eri in un bozzolo in fondo a un fiume. Ma l’illusione è stata così reale che a volte, quando ti permetti di pensarci, dubiti persino su quale fosse la vera Jean

-Fenice Nera era un mostro, ma anche una parte di me. Che tu hai contribuito a creare…che Wyngarde ha contribuito a creare. E in punto di morte si è pentito amaramente… è morto espiando le proprie colpe. Tu. Non sei. Lui.

-Lo sai che cosa fece Fenice a Wyngarde, Jean ? Possono avertelo raccontato, ma non lo sai. Per soddisfare il suo desiderio di essere importante usò il suo potere infinito per espandere la sua coscienza a livelli cosmici… mostrandogli che cosa significasse essere un dio, essere tutt’uno col cosmo. Gli ci vollero anni per tornare in sé, ma non fu mai più lo stesso…continuò ad ignorarmi. Fino a che l’illusione che io non esistessi diventò così reale da farmi dimenticare.

-Che cosa sei allora ? Il suo fantasma ? – chiede perplesso Ciclope.

-Non si può parlare con l’universo senza ricevere qualcosa. L’uomo è morto, ma l’illusione vive ancora. Io sono l’illusione…che nessuno poteva più vedere.

-Tu non sei reale…ma vuoi esserlo, non è così ? Per questo hai bisogno di due telepati – comprende Emma.

Un’ombra di tristezza appare sul volto di Mastermind, mentre stringe la mano all’illusione della Regina Nera.

-Posso creare l’illusione di qualsiasi cosa io desideri…ma è finto. Può ingannare i sensi degli altri, ma non i miei. Fantasie, illusioni come tutto nella mia vita. Non ho uno scopo come non ne avevo nella realtà; l’unica comunicazione che conosco è il terrore.

-Aspetta, tutto questo casino solo perché volevi parlarci!? Mai sentito parlare di telefoni, per la miseria? - chiede l’Uomo Ghiaccio.

-Non potete capire quanto sia grande l’odio per voi che è rimasto. Ogni illusione di Wyngarde era creata per compiacerlo o per ferire gli altri. Ma non c’è più nessuna vita da compiacere, e l’odio è l’unica cosa che mi ha lasciato in eredità.

-Allora che cosa vuoi da…noi…no, da lei vero ? – comprende Jean, guardando gli occhi vacui della Regina Nera.

-Lei era la donna perfetta. L’illusione suprema, l’inganno reale. Forse per questo lei e Wyngarde si ritrovarono. Lei era l’unica illusione che lo rendeva veramente felice… l’unica che non avrebbe potuto controllare, l’unica che sarebbe stata vera. Fenice…potresti…resuscitarla ?

-Adesso basta, lurido… - si smuove Ciclope, pronto a prendere a pugni l’illusione se necessario.

-Scott, ti prego – lo ferma Jean – Sta morendo. E’ sopravvissuto a Wyngarde perché la scintilla del potere di Fenice Nera deve averlo nutrito, ma gli ci sono voluti anni perché qualcuno lo potesse vedere. L’illusione sta per svanire.

-Non puoi veramente voler tornare ad essere quella donna !

-Lui non vuole me, Scott. Lui vuole l’illusione.

 

La mano della donna si alza, ed accarezza il volto di Mastermind. I suoi occhi si fanno lucidi, e le sue labbra si piegano in un sorriso.

-Amore mio…

-Mia Regina Nera…bentornata. Ti ho attesa a lungo.

I due improbabili amanti si baciano, osservati con notevole imbarazzo da parte degli altri presenti. I colori della reggia del Club Infernale si fanno più pallidi, più inconsistenti.

-Credere di non essere soli. Questa…è un’illusione per cui vale la pena morire.

-Che cosa hai intenzione di fare di noi, adesso ? – chiede la Regina Bianca.

-Non ho più interesse nel trattenervi…presto non ne avrò più neanche la forza. Xavier ha già mandato i suoi preziosi X-Men a recuperarvi, non si erano accorti della vostra partenza.

-Volevi costringerci a fare quello che volevi, vero ? – chiede con rabbia la Regina Bianca – Ci avresti ucciso se non ci fossimo svegliati. Sai solo sfruttare gli altri…

-Io ho abbandonato la mia ipocrisia, Emma, spero che un giorno farai lo stesso con la tua. Ma non riapriamo vecchie ferite, è tempo di addii…

Il Blackbird riappare con prepotenza, sostituendo il ricco scenario barocco. Sembra reale come l’ultima volta, con la differenza che questa volta lo è.

-Siete liberi di tornare alla vostra illusione quotidiana – annuncia Mastermind.

-Tu che cosa farai ? – chiede Ciclope.

-Noi due torneremo nel mondo dell’illusione. Non ci resta molto tempo…non ho più potere per far sì che altri ci vedano. Saremo l’uno l’illusione dell’altra…insieme fino al risveglio.

-Mi dispiace per quello che c’è stato tra noi – si scusa la Regina Nera, abbracciando Jean Grey in una scena indescrivibilmente surreale.

Jean può sentire il calore del suo corpo svanire lentamente, fino a ritrovarsi ad abbracciare soltanto aria e ricordi non suoi.

-E’ finita ? O è tutto un’altra illusione ? – chiede Emma.

-Spero solo che non tocchi a me spiegare al professore come gli abbiamo distrutto un altro aereo – risponde l’Uomo Ghiaccio.

Ciclope appoggia le mani sulle spalle di Jean, che si stringe attorno a lui.

-Lei era così vera, Scott…la sento ancora dentro di me…

-Torniamo a casa. Abbiamo tutti bisogno di qualcosa di reale…

 

Una fredda notte d’inverno, talmente sgombra di nuvole che la luna che sta tramontando è ancora visibile dietro ai monti Adirondack. Le luci del Blackbird illuminano la strada ancora intatta, circondata da una foresta ancora perfetta dove gli alberi continuano la loro interminabile vita immobile.

Il jet si allontana in silenzio, facendo piombare la notte che volge al termine nel silenzio… se non fosse per la macchina di un agente di polizia, che si ferma sul ciglio della strada.

-Per la miseria – si lascia scappare il poliziotto, vedendo il jet nero schizzare via nell’oscurità.

Scende dalla macchina, che illumina la strada con i vecchi fari malandati. Si toglie il cappello e guarda verso l’alto.

-Che cos’era ? Un UFO ?

-Probabilmente era la sua immaginazione – risponde la voce di un uomo.

L’agente si guarda intorno, ma non vede nessuno. Per un attimo, nella nebbia, gli sembra di vedere un uomo alto con un ampio impermeabile camminare lungo la strada in compagnia di una stupenda donna dai capelli rossi… ne può quasi sentire il profumo, prima che scompaia.

Ma forse si è sbagliato. L’immaginazione può fare brutti scherzi…sì, deve essersi immaginato tutto.

 

FINE